Il Dottor Gianfrancesco Melina... a Carife, a Napoli, a Campoli (BN)...
Il Dottor Fisico o Medico Gianfrancesco Melina, morto a Napoli il 14 marzo del 1654, è uno dei grandi di Carife e di Napoli, anche se di lui non si sa molto, perché non sono stati scoperti ancora tutti i documenti che lo riguardano.
IL Testamento
Ultimamente, in un Registro di 133 fogli, conservato nella Biblioteca del Conservatorio S. Pietro a Maiella di Napoli, nella Sezione della Soprintendenza archivistica, abbiamo trovato un "sunto" del suo Testamento con il resoconto dell'amministrazione dei beni lasciati. Da esso risulta che nel 1654 il Melina possedeva più di venticinquemila ducati e che li lasciò tutti per opere di bene, come per opere di bene li aveva impiegati egli stesso durante la sua vita. Possedeva perché aveva guadagnato, "per ragione delle sue fatighe", verosimilmente il Medico.
Il registro inizia così: "Libro maggiore della scrittura dell'eredità del fu Gianfrancesco Melina, amministrata dai Signori Governatori del regio Conservatorio della Pietà dei Turchini (di Napoli) e dal Priore dell'Oratorio dei Bianchi, eretto dentro il regio Conservatorio...".
Questo "Libro maggiore", con la sintesi del testamento, riporta le voci e i dati dell'amministrazione dei ducati del Melina solo dal 1° gennaio 1763 al 1808. Il Testamento fu stipulato per mano del Notaio Giovanni Leonardo Campanile di Napoli l'11 marzo 1654 e reso pubblico il ventidue marzo seguente. Gianfrancesco Melina, quando passò da questa all'altra vita, era vedovo della spagnola Marianna Cuevas e probabilmente non aveva figli. L'erede universale fu il Conservatorio della Pietà dei Turchini unitamente all'Oratorio o Congrega annessa, della quale il Melina faceva parte come Confratello e forse anche come Priore e Governatore. In quel tempo a Napoli i Conservatori non erano di per sè Scuole di Musica, ma erano invece "Asili e Ricoveri (i Conservatori appunto) edificati dalla pietà cittadina a beneficio dei fanciulli abbandonati", nei quali agli stessi fanciulli si offriva anche l'intrattenimento e l'educazione musicale (1). Il Conservatorio della Pietà dei Turchini fu uno dei Conservatori di Napoli, che, fuso con altri nel 1806 e trasferito il 15 settembre 1826 nel complesso monumentale del Monastero soppresso di S. Pietro a Maiella, divenne poi soprattutto Scuola musicale, com'è ancora oggi, e conservò anche la documentazione dei beni di Gianfrancesco Melina.
Il Conservatorio-Oratorio fu l'erede del Melina non per godersi i suoi beni egoisticamente, ma per continuare ad amministrarli in beneficenza secondo la volontà e l'indirizzo del testatore. Le migliaia di ducati furono intestate all'Ente come Capitale perpetuo, conservato in diverse Banche e Casse, dalle quali bisognava annualmente riscuotere l'interesse e spenderlo in beneficenza e carità. Il Capitale di G. Melina era così costituito e distribuito: ducati 4.100 (quattromilacento) alla Chiesa dei Turchini e dell'Oratorio; ducati 2.700 (duemilasettecento) in contanti, in oro e argento; ducati 2.000 (duemila) al Banco della Cassa Santa della Santissima Annunziata con l'interesse al cinque per cento; ducati 2.300 (duemilatrecento) alla Cassa Santa precedente; ducati 2.000 (duemila) alla Cassa Santa precedente con l'interesse al dieci per cento; ducati 3.100 (tremilacento) alla Pietà con l'interesse in una mano al cinque e un quarto per cento e nell'altra mano ducati 1.000 (mille) con l'interesse al sei per cento; ducati 1.000 (mille) all'Abate Piovani e al Chierico Antonio Coppola sopra le Case di eredità e ad Elisabetta Perlingieri con l'interesse al sei e mezzo per cento; ducati 2.000 (duemila) per l'accordo col Monte dei Poveri Vergognosi con l'interesse al sei per cento; ducati 3.000 (tremila) al Monastero delle Monache di S.M. Donna Alvina di Napoli con l'interesse di annui ducati 180 (centottanta); ducati 800 (ottocento) al Convento di S. Catarina dell'Ordine di S.Francesco fuori Porta Chiaia con l'interesse all'otto per cento; ducati 33 (trentatré) sopra li Fiscali della Terra-Comune di Campoli con l'interesse al sette per cento; ducati 2.000 (duemila) al Banco del Santissimo Salvatore; diversi legati per dieci Messe mensili, in perpetuo, da celebrarsi nella Chiesa della Croce di Palazzo dei Padri Riformati di S. Francesco.
I destinatari dell'eredità di G. Melina dovevano essere e furono principalmente i Preti e i Frati per le Messe di suffragio, le giovani donne in ordine al Matrimonio e i ragazzi in ordine all'istruzione.
1) Dei denari, frutti dell'interesse sui vari capitali, ducati 72 (settantadue) erano destinati alla Chiesa della Pietà dei Turchini per la celebrazione di cinque-sei Messe alla settimana all'Altare del Crocifisso in suffragio dello stesso Gianfrancesco, di sua moglie Marianna Cuevas, dei suoi genitori, dei benefattori, degli amici, dei nemici e di tutti; dette Messe dovevano essere celebrate dal Reverendo Don Andrea Passaro, confessore del Melina, e, dopo la morte di questi, dal Sacerdote estratto a sorte tra quelli addetti alla stessa Chiesa, che per questo sorteggio doveva diventare il Cappellano principale; al Cappellano successore di Don Andrea dovevano andare ducati 50 (cinquanta) al mese. Ducati 13 (tredici) all'anno erano "per lo piggione di una delle stanze" dell'Oratorio dei Bianchi.
2) I denari per le donne da marito, quindi per il Monte dei Maritaggi o Matrimoni, dovevano provenire "da tutte le entrade", da tutti gli interessi sui vari Capitali, dai quali si doveva "Formare un cumulo da porre in pubblico Banco"; le destinatarie di questi soldi erano le seguenti Donne e i loro discendenti, maschi e femmine, fino alla quinta generazione: Catarina Dalmazia e Margarita de Salvatore, figlie di Antonio Sporlino; Cassandra Sarra, Ippolita e Porzia Sporlino, figlie di Giovannorazio Sporlino; Elisabetta Sporlino, figlia di Tommaso Sporlino; Dalmazia Di Tuccio, nipote di Dalmazia Melina; Lucrezia e Margarita Longarella, nipoti del Canonico Angelo Troise; Catarina Marino, figlia di Antonio marino; Angela De Ianne, figlia di Claudia Nigro; Orsola Curcio e l'altra figlia piccola, figlie di Laudonia De Ianne e di Antonio Curcio; Antonia Santoro, figlia di Maddalena Scala e di Onofrio Santoro; e la figlia di Elisabetta Cirillo (quindici donne per quindici future famiglie, tutte dai Cognomi carifani, parenti e non di G. Melina); egli "alle dette lasciò ducati (cento) per una sola volta, da includersi nei Capitoli matrimoniali"; ai discendenti delle dette, maschi e femmine, fino alla quinta generazione, da sistemare in un "albore (albero) genealogico" con la fede o attestato di convalidazione dell'Abate-Parroco, del Sindaco e degli Eletti di Carife, Gianfrancesco Melina lasciava ducati 60 (sessanta) per una sola volta, sempre in ordine al Matrimonio; inoltre lasciava ducati 30 (trenta), ogni anno, per ciascuna di cinque ragazze orfane; e in mancanza di donne non sposate, vergini, potevano usufruire di ducati 30 (trenta) per ciascuna le vedove al di sotto dei trent'anni, presentate all'erede universale del Melina dal Sindaco e dagli Eletti-Consiglieri di Carife.
3) G. Melina lasciò, per ogni anno, ducati 25 (venticinque), da darsi il 15 agosto, al Maestro di scuola, da designarsi ogni anno in pubblico Parlamento dal Sindaco e dagli Eletti di Carife, per dare l'istruzione ai "Figlioli (ragazzi) poveri" del paese.
4) Nel suo Testamento Gianfrancesco, prevedendo qualche problema, raccomandò discrezione e buon senso ai Governatori della sua eredità e stabilì una certa gerarchia tra gli usufruitori dei suoi beni così: Chiesa dei Turchini; legati per Messe di sua sorella Clemenzia Melina, Beatrice Melina, Felice Varratummolo sua nipote, Colantonio Ierubbo; Oratorio dei Bianchi; Maestro di scola di Carife; Sagrestia della Croce; Conservatorio delle Figliole spagnole sopra la Strada di Nardones; le figliole dei Maritaggi, delle quali sopra; i Maritaggi delle figlie di Gennaro Laudise; i maritaggi e i Legati delle Figliole napoletane; i Maritaggi delle Orfane di Carife.
Le Messe, i Matrimoni, i Maestri (con i Sindaci ed Eletti) del Melina.
Dopo aver presentato un pò la figura del Dottor G. Melina e il sunto del suo Testamento ci poniamo una domanda: dopo la sua morte le cose andarono come egli aveva disposto? Rispondiamo senz'altro di sì, perché ne abbiamo in massima parte la documentazione. Della celebrazione effettiva delle Messe di suffragio non dubitiamo affatto perché Gianfrancesco le ordinò "gravata coscienza" dell'erede e dei Sacerdoti e perché nelle Sagrestie delle Chiese designate era affissa la "Tabella" delle intenzioni commissionate.
Della documentazione dei Maritaggi o Matrimoni celebrati a Carife e anche nei paesi vicini con il contributo dei ducati del Melina è pieno il "Libro maggiore", del quale sopra; rinunziamo a presentarli, perché in più di 150 (centocinquant'anni), dal 1654 al 1608, essi giunsero alle migliaia e riguardarono quasi tutte le famiglie di Carife. Vogliamo invece parlare più diffusamente della Scuola sorta a Carife per iniziativa e munificenza del Nostro e da lui praticamente affidata all'Università o Comune. Attingendo dal "Libro maggiore" e da due Cartelle della Biblioteca S. Pietro a Maiella e da altre fonti elenchiamo, per gli anni documentati, i Maestri, quasi sempre Preti, con i Sindaci ed Eletti della Terra di Carife, che anno per anno, li designarono.
Il primo dei Maestri che conosciamo è il Canonico Don G. Battista de Antiquis, licenziato in Diritto, che insegnò nell'anno scolastico settembre 1696-Agosto 1697. Lo sappiamo dal mandato di pagamento, che era così formulato: "Il Governatore della Pietà dei Torchini di questa Città di Napoli e Priore dell'Oratorio dei Bianchi dichiara: il Signor Salvatore Torre nostro Collega e Tesoriere potrà pagare al Reverendo Don Giovanni Battista d'Antiquis Maestro di Scola della terra di Carifi ducati venticinque; detti se li pagano per sua provvisione de un'anno, cominciato dal primo di Settembre del passato 1696 e per tutto agosto 1697. Detto Giovanbattista d'Antiquis fu eletto in pubblico Parlamento dalli Sindaco et Eletti della Terra di carifi per Maestro di Scola... ed in detto tempo have esercitato detto officio secondo la disposizione di detta Università; qual pagamento se li fa in osservanza del Testamento e disposizioni del quondam Medico Giovanni Francesco Melina, del quale n'è herede il nostro Real Consiglio et condizioni di pagamento. Resta intieramente soddisfatto per detta annata. Napoli novembre 1697".
Per gli altri anni documentati, che iniziavano nel settembre e terminavano nell'agosto seguente, indichiamo semplicemente i Nomi e Cognomi dei maestri, dei Sindaci e degli Eletti o Consiglieri.
Anno 1699: Maestro Don Giuseppe Salvatore (fratello dell'Abate Orazio); Sindaco ed Eletti: Gregorio Ciriello, Giuseppe Guida, Giuseppe Riccio, Francisco Manzo, Donato Fabiano.
Anno 1702: Maestro Don Francesco Antonio Di Stasio (in seguito Abate); Sindaco ed Eletti: Pietro Guida, Giuseppe Ricciolo, Domenico Giannetta, Domenico Manzo. Nella Relazione ad limina del 1741 il Vescovo Buonocore, senza nominare il Maestro, di lui e della Scuola scrisse: "...a Carife v'è una Scuola pia a spese dell'Università, nella quale è maestro di scuola un Sacerdote morigerato, esperto di Belle Lettere, che istruisce i ragazzi con grande approvazione di tutti e con profitto dei ragazzi..."
Anno 1744: Maestro Don Nicola Giuzio; Sindaco ed Eletti: Giovanni Pezzano, Tommaso Santoro, Michele Forgione, Giuseppe Festina.
Anno 1746: il Frate Conventuale Padre maestro Antonio Pagliuca del Convento di S. Francesco "fu istituito Lettore pubblico a Carife... con Bolla del Papa...".
Nel 1752 erano alunni della Scuola di Carife Antonio Salvatore, Francesco Nicolò Tedeschi, Bartolomeo Capitato, Rocco Marchitiello, Rocco e Giovanni Flora, Atanasio manzo, Alberto Di Ianni, Domenico Dello Maistro, Francesco Pezzano, Giuseppe Salvatore, pasquale Adimanda, Francesco Saverio Melina, Stefano e Domenico Antonio Melina, Francesco Antonio Roccia.
Anno 1753: maestro Don Onofrio Di Clemenzia (in seguito Abate); Sindaco ed Eletti: Angelo Salvatore, Andrea Carsillo, Andrea Guida, Pietro De Angelis, Carlo Loffa.
Anno 1754: Maestro Don Arcangelo Carsillo; Sindaco ed Eletti; G. Pietro Lungarella, Gaetano Santoro, Lorenzo Sgrillo, Ciriaco Barrasso e Saverio Melchionda.
Anno 1755: Maestro Don Arcangelo Carsillo; Sindaco ed Eletti: Antonio Di Clementi, Tommaso Sauro, Orazio Pezzano, Dominico Carsillo, Domenico Gallo.
Anno 1757: maestro Don Arcangelo Carsillo; Sindaco ed Eletti: Antonio Di Clementia, Antonio Pezzano, Andrea carsillo, Antonio Forgione, Gaetano Giallanella.
Anno 1758: Maestro Don Arcangelo carsillo; Sindaco ed Eletti: Nicola Rusca, Ciriaco Flora, Michele Forgione, Luca Festina, Nicola Marino.
Anno 1759: maestro Don Arcangelo carsillo; Sindaco ed Eletti: Pietro Santoro, Tommaso Tedeschi, Andrea Guida, Domenico Tosa.
Anno 1760: Maestro Don Giuseppe Rusca; Sindaco ed Eletti: quelli sopra.
Anno 1762: Maestro Don Antonio Sauro; Sindaco Giacomo Schirillo.
Anno 1764: maestro Don Antonio sauro; Sindaco ed Eletti mancano.
Anno 1766: Maestro Don Arcangelo Carsillo; Sindaco ed Eletti mancano.
Anno 1768 e 1769: Maestro Don Arcangelo Carsillo; Sindaco ed Eletti: Vito Santoro, Stefano Roccia, Geronimo Giuzio, Orazio Pezzano, Dom. Ant. Giangrieco.
Anno 1770: Maestro Don Giuseppe Rusca; Sindaco ed Eletti: Stefano Melina, Mastro Lorenzo Guida, Francesco Loffa.
Anno 1771: Maestro Don Arcangelo Carsillo; Sindaco ed Eletti: Stefano Melina, Pascale Santoro, Andrea Guida, Cristoforo Roccia, Rocco Carsillo.
Anno 1772: Maestro di Scuola pia Don Arcangelo Carsillo; Sindaco: Stefano Melina (Medico).
Anno 1773: come sopra.
Anno 1774: Maestro Don Antonio Saura; Sindaco ed Eletti: Stefano Melina, Giuseppe Caruso, Pasquale Nigro, Antonio Sgrillo, Antonio Strazzella.
Anno 1775: Maestro Don Giuseppe Rusca; Sindaco ed Eletti: G. B. Schirillo, Nicola Addimandi, Orazio Pezzano, Antonio Di Clemenzia.
Anno 1776: Maestri Don Giuseppe Rusca e Don Domenico Addimandi (futuro Abate); Sindaco Girolamo Giuzio.
Anno 1777: Maestro Don Giuseppe Rusca e Sindaco Nicola Santoro.
Anno 1778: Maestro Don Antonio Flora e Sindaco Giuseppe Caruso.
Anno 1779: Maestro Don Giuseppe Rusca e Sindaco Domenico Sgrillo.
Anno 1780: Maestro Don Giuseppe Rusca e Sindaco Domenico Sgrillo.
Anno 1781: Maestro Don Francesco Di Clementia e Sindaco Nicola Aquilina.
Anno 1782: Maestro Don Giuseppe Rusca e Sindaco Nicola Aquilina.
Anno 1783: Maestri Don Giuseppe Rusca, Don Giovanni Baldascino e Don G. B. Santoro; Sindaco pasquale Santoro.
Anno 1784: Maestri Don Giovanni Baldascino e Don Giuseppe Rusca; Sindaco Dom. Ant. Giangrieco.
Anno 1785: Maestro Don Vito Pezzano e Sindaco Pasquale Pezzano.
Anno 1786: Maestro Don Arcangelo Carsillo e Don Giuseppe Rusca; Sindaco Pasquale Pezzano.
Anno 1787 e 1778: Maestri Don Arcangelo Carsillo e Don Giuseppe Rusca; Sindaco Stefano Melina.
Anno 1789: Maestri Don Arcangelo Carsillo e Don Giuseppe Rusca; Sindaco Donato Schirillo (Notaio).
Anno 1790: Maestro Don Arcangelo Carsillo e Sindaco Giovanni Salvatore.
Anno 1791: Maestro Don Giuseppe Rossetti e Sindaco Domenico Sgrillo.
Anno 1794: Maestro Don Arcangelo Carsillo e Sindaco Giuseppe Ciampone.
Anno 1795: Maestro Don Arcangelo Saura e Sindaco Nicola Aquilina.
Anno 1796: Maestro Don Giuseppe Rusca e Sindaco Giuseppe Ciampone.
Anno 1797: Maestro Vincenzo Salvatore (Dottor Fisico) e Sindaco Benedetto Guida.
Anno 1798: Maestro Vincenzo Salvatore e Sindaco Domenico Sgrillo.
Anno 1799: Maestro Don Arcangelo Saura e Sindaco Valentino Di Luna.
Anno 1800: Maestro Pietro Salvatore (Dottor Fisico) e Sindaco Valentino Di Luna.
Anno 1801: Maestro Pietro Salvatore e Sindaco Giuseppe Ciampone.
Anno 1802 e 1803: Maestro Pietro salvatore e Sindaco Giuseppe Giangrieco.
Anno 1804: maestro Pietro salvatore (Diacono) e Sindaco Giuseppe Giangrieco.
Anno 1805: Maestro Don Paolo Schirillo e Sindaco Giuseppe Sgrillo.
Anno 1806: Maestro Don Antonio Schirillo e Sindaco Antonio Flora.
Anno 1811: Maestro Don Giuseppe Rossetti e Sindaco Giuseppe Pezzano.
Gianfrancesco Melina
Dal fin qui esposto il nostro Dottor Gianfrancesco Melina risulta un ricco, un intelligente ed accorto amministratore dei soldi guadagnati, un investitore in opere di autentica carità, senza scopo di lucro personale, un vero filantropo, un benefattore, un Santo; cristiano convinto e praticante esercitò le opere di misericordia corporale e spirituale dello spirito del Vangelo, particolarmente nel campo della pietà, della famiglia e della scuola.
Ignoriamo la direzione presa dai ducati del Melina all'avvento dei Napoleonidi a Napoli dopo il 1811: saranno stati impiegati per la costruzione dell'attuale Conservatorio musicale (solo musicale!) S. Pietro a Maiella a cominciare dal 1826?
Sappiamo poco o niente anche delle qualità e delle attività della professione medica del Nostro; possiamo solo dire che l'arte di Galeno era ed è tradizionale nelle generazioni della famiglia Melina; il Dottor Fisico Saverio Melina esercitava la sua professione a Carife già nel 1608.
Gianfrancesco Melina è stato ed è in benedizione, a Napoli e a Carife, presso i beneficati e i posteri: a lui fu dedicata una lapide nella Chiesa dei Turchini di Napoli e un'altra gli è stata dedicata nel 1994 a Carife sul muro esterno del Municipio. Quest'ultima dice:
A Gianfrancesco Melina, illustre medico in Napoli,
Fondatore nel MDCLIV di benefiche Istituzioni per Carife,
sua Patria, da cui bramò bandire l'analfabetismo e l'indigenza,
la Comunità pose nel MCMXCIV".
P. Riccardo Fabiano